Si chiude la stagione di caccia 2025 – 2026 con 11 cacciatori morti e 31 feriti. Brambilla: “Strage insensata, pratica da abolire”

“Si è chiusa sabato la stagione di caccia 2025/2026 con il solito bollettino di guerra, puntualmente stilato dall’Associazione vittime della Caccia (AVC): in ambito venatorio 11 morti e 31 feriti, ai quali vanno aggiunti milioni di animali brutalmente uccisi e il danno incalcolabile arrecato al nostro patrimonio naturalistico, che dal 2022 è formalmente tutelato anche dalla Costituzione nell’interesse delle future generazioni. La caccia è una pratica barbara e desueta, per fortuna già in declino, che dev’essere solo fermata”.
A dirlo è l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, commentando la fine della stagione di caccia che, anche quest’anno, si è conclusa con un significativo tributo di sangue: delle 42 vittime umane, un morto e 9 feriti non avevano nulla a che vedere con l’attività venatoria. Semplicemente si sono trovati sulla traiettoria dei proiettili. A milioni si contano gli animali uccisi, per divertimento, dai cacciatori “legali”, poi ci sono i bracconieri, sempre in febbrile attività, incoraggiati dagli attacchi ai limiti previsti dalla legge sulla caccia del 1992 e dal declassamento di una specie iconica come il lupo da “particolarmente protetta” a “protetta”. Moltissimi i cacciatori vittime di se stessi, spesso durante le pericolosissime braccate al cinghiale. A titolo d’esempio: in un solo giorno, sabato 22 novembre, hanno perso la vita nella stessa regione, la Toscana, un 69enne a Quarrata (Prato) e un ottantenne a Castiglione della Pescaia (Grosseto).
“Questo quadro – commenta l’on. Brambilla – non è degno di un paese civile. Servirebbe abolire la caccia. Servirebbero maggiori controlli sulle tante forme di illegalità nel mondo venatorio, che le forze dell’ordine contrastano con meritorio impegno: non li ringrazieremo mai abbastanza. La lobby dei cacciatori è sempre più ristretta, la stragrande maggioranza degli italiani osteggia la caccia. Nei palazzi della politica è tempo di prendere nota”.
