Hemingway, troppo felino per invecchiare… – Gatti d’autore

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Un viaggio intimo nella vita di Ernest Hemingway attraverso il suo legame indissolubile con i gatti, in particolare nella celebre dimora di Key West con la capostipite Snow White.

Dei gatti, Hemingway ammirava il carattere e la psicologia e adorava lavorare con loro sulla scrivania: «I gatti dimostrano di avere un’assoluta onestà emotiva», diceva lo scrittore. È difficile immaginare un autore meno stanziale di Ernest Hemingway.

Dalla Spagna della guerra civile al fronte italiano, da Parigi ai Caraibi, dalle corride al mare aperto, la sua vita è stata un continuo spostamento, un inseguimento di esperienze, di pericoli, di storie da trasformare in prosa e… di moglie! Infatti ne ebbe quattro (due di meno di Enrico VIII). C’è da dire che però quel Re ebbe cura di tenersi da conto l’ultima, con la quale invecchiò felicemente!

E allora nasce spontanea la domanda: come può un uomo così nomade aver avuto dei felini? E, soprattutto: dove? Perché il felino, si sa, è l’animale più territorial che esista. Non segue, non accompagna, non si adatta. Regna sul luogo in cui vive. E se il luogo cambia, resta.

Eppure, nella vita di Hemingway, le presenze feline ci sono eccome. Non nei suoi viaggi, non nelle trincee, non nelle assolate arene di Spagna e neppure sulle barche in tempesta. Ma in un luogo preciso, quasi sacro: la casa di Key West. L’unico vero porto stabile della sua esistenza. Lì, tra una bottiglia di rum e un manoscritto, tra un litigio e un amore, tra un addio e un ritorno, le amate creature di Ernest hanno trovato il loro regno. E Hemingway, che non si fermava mai, aveva trovato in loro qualcosa che non aveva altrove: una continuità.

I compagni felini non lo seguivano. Lo aspettavano. C’è da dire che non aspettano volentieri. Quando si legano a qualcuno ogni assenza è una vera perdita. La felinesca compagna che avete visto in copertina nei panni di una gentildonna rinascimentale, quando ci assentiamo (sempre brevemente, non per mesi come il buon Ernest) inizia a fare delle scene madri degne di un feuilleton ottocentesco già fin dal momento in cui vede che ci prepariamo per uscire: lamenti, rotolamenti, strusciamenti. Biechi tentativi di convincerci a non lasciarla sola: una vera attrice! Ma torniamo ad Ernest…

Quelli di Hemingway non sono solo animali: sono presenze letterarie. Non compaiono nei suoi romanzi, ma abitano il suo stile: essenziale, diretto, carnale. Come loro, Hemingway non chiede il permesso. Come loro, si muove tra le stanze con grazia e silenzio.

Il suo primo felino

Si chiamava Snow White, aveva sei dita e arrivò per mare. Letteralmente. Un capitano di marina – uno di quei personaggi che sembrano usciti da un racconto di Stevenson – gli regalò una creatura bianca, elegante e un po’ altera, con una particolarità che la rendeva immediatamente memorabile: aveva sei dita. Una mutazione genetica, certo, ma agli occhi di Hemingway era un segno del destino. La chiamò Snow White, Biancaneve.

Snow White non era una compagna qualsiasi. Aveva quella calma sovrana che solo i felini consapevole della propria unicità possiedono. Camminava come se indossasse guanti di seta, e quelle dita in più le davano un’aria quasi aristocratica, come se fosse nata per regnare su Key West molto prima che Hemingway ci mettesse piede.

Fu lei a inaugurare la dinastia. Da Snow White discendono tutti gli esemplari polidattili che ancora oggi abitano la casa-museo dello scrittore: più di sessanta, ognuno con un nome scelto secondo la tradizione hemingwayana – attori, scrittori, presidenti, star del cinema. Una piccola corte che vive tra verande assolate, pavimenti di legno e letti di ottone, come se il tempo non fosse mai passato.

Snow White, però, non era solo la prima. Era la più importante. La compagna che trasformò una casa in un porto, un luogo in un regno, un uomo inquieto in un padrone di casa, almeno per qualche ora al giorno. E forse è proprio questo il punto: in una vita fatta di partenze, Hemingway trovò in Snow White qualcosa che non poteva portare con sé, ma che sapeva di poter ritrovare al ritorno. Una presenza immobile, silenziosa, fedele a modo suo. La prima vera “gatta d’autore”.

Key West. La fine della strada e l’inizio di un mondo

Key West non è un luogo: è un approdo. È la sensazione di arrivare all’estremo sud degli Stati Uniti e scoprire che, invece di un confine, c’è un sorriso. È un’isola che sembra uscita da un romanzo di avventure, con case di legno color pastello, verande profonde, galli che passeggiano come se fossero i veri proprietari, e un’aria sospesa tra il tropico e la nostalgia.

Ma ciò che rende Key West davvero singolare è il viaggio per arrivarci. Per raggiungere Key West bisogna attraversare le Florida Keys, una collana di isole collegate dalla Overseas Highway. È un percorso che non si dimentica: chilometri e chilometri di asfalto sospeso tra due mari. Il Seven Mile Bridge, in particular, è un’esperienza mistica: sette miglia di nulla, solo mare, cielo e la sensazione di essere diretti verso un luogo che non assomiglia a nessun altro. Arrivare a Key West è come entrare in un’altra dimensione dove un uomo straordinario come Hemingway poteva finalmente fermarsi – almeno un po’.

La casa di Hemingway. Un regno felino con pareti di calce

La casa di Hemingway a Key West è una delle poche dimore dello scrittore che non sembra un museo, ma una casa ancora viva. È qui che Snow White e i suoi discendenti hanno regnato. E regnano ancora. La casa è un labirinto di stanze luminose, pavimenti di legno, letti di ottone, e soprattutto angoli perfetti per un riposo felino. Ma il vero cuore della casa è il giardino: un’oasi tropicale con palme, fiori enormi, e un’ombra accogliente.

Ancora oggi, i discendenti di Snow White si chiamano Humphrey Bogart, Marilyn Monroe, Charlie Chaplin, Audrey Hepburn… per dare continuità a quella che era una mania affettuosa di Ernest: ognuno doveva portare il nome di un personaggio famoso. Pauline Pfeiffer, la seconda moglie, raccontava che quando Hemingway partiva per i suoi lunghi viaggi, le presenze feline prendevano possesso del letto matrimoniale come se fosse un diritto acquisito.

Giada, invece, fa felice Stefania quando le dorme accanto nel letto, oppure nel suo “attichetto” vicino al termosifone. Hemingway parlava con le sue creature come fossero persone: le chiamava “kids”, “my boys”, “my princesses” e sosteneva che capissero più degli esseri umani, perché “non mentono mai”. Scriveva spesso all’aperto e loro si disponevano attorno a lui. Diceva: “Scrivo meglio quando c’è un gatto che dorme vicino.”

Era un uomo pieno di difetti, ma aveva un principio incrollabile: non mentire mai sulla vita. Proprio per questo amava queste creature! Come l’Ernest della commedia di Oscar Wilde per lui era importante essere “Honest” una onestà del tutto felinesca. Di loro ci si può sempre fidare, come della prosa di Hemingway. Visceralmente anti-fascista, detestava ogni forma di autoritarismo ed era allergico alle etichette.

Pauline e la famosa piscina

Quando si parla della casa di Key West, tutti ricordano il regno felino. But c’è un altro protagonista silenzioso: la piscina, costruita da Pauline Pfeiffer mentre Hemingway era via. Pauline era elegante, colta, ricchissima e non si lasciava intimidire da Ernest. Fu lei a scegliere la casa di Key West e a trasformarla in un oasi vivibile.

La famosa piscina fu scavata nella roccia corallina a costi altissimi. Quando Hemingway tornò e vide il cantiere, tirò fuori un penny e lo gettò nel cemento fresco dicendo: “Ecco il mio ultimo centesimo. Prenditi anche questo.” Quel penny è ancora lì.

Nel giardino c’è anche un piccolo cimitero dove riposano i fedeli compagni di Hemingway, ognuno con una lapide semplice e il nome di una celebrità. Un giardino della memoria che mostra il lato più gentile di un uomo complesso.

Contraddizioni, rimpianti e gli ultimi anni

Come poteva un uomo così affettuoso con i suoi animali essere un cacciatore? È una contraddizione che appartiene a molti. Anch’io da ragazzo partecipai a caccie e concorsi ippici considerando i cavalli quasi come mezzi meccanici, per poi capire con il tempo e la maturità quanto fosse sbagliato, provando rimpianto e crescita personale. Hemingway non fece mai davvero questo passaggio: rimase sempre diviso tra la tenerezza e la violenza della caccia.

Dopo Pauline venne Mary Welsh, l’ultima moglie. Ma negli ultimi anni, la depressione, la paranoia e la sensazione di invecchiare lo travolsero. Hemingway non riuscì ad accettare che la vita cambia forma senza perdere valore. Negli ultimi giorni perse quel misterioso equilibrio che le creature feline conservano fino all’ultimo: la capacità di stare al mondo senza chiedere nulla.

Scheda del Libro

Titolo: Gatti d’autore

Autore: Lorenzo Paolini

Caratteristiche: Libro regalo di grande formato, copertina rigida, 110 pagine (con prefazione di Amalia Mancini)

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Foto di copertina: Illustrazione artistica di Ernest Hemingway alla macchina da scrivere (Underwood) insieme ai suoi inseparabili gatti nella casa di Key West.

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