Leone, WWF: “Dall’India un segnale di speranza. Nel Gujarat la popolazione è aumentata del 32%”

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In occasione della Giornata mondiale del leone, che si celebra il 10 agosto, arriva dall’India un importante segnale di speranza per la conservazione di uno dei grandi felini più iconici del pianeta. Il recente censimento del leone asiatico (Panthera leo persica), diffuso dal governo del Gujarat, stima una popolazione di 891 individui, rispetto ai 674 censiti nel 2020. Un risultato che, ricorda il WWF, conferma l’efficacia di decenni di tutela, migliorata gestione dell’habitat e collaborazione con le comunità locali. Il successo, però, non deve far pensare che il leone asiatico sia ormai al sicuro. L’unica popolazione selvatica sopravvive infatti in un territorio limitato dell’India, nello stato del Gujarat. Una distribuzione così ristretta rende questa popolazione particolarmente vulnerabile a problemi genetici, epidemie, eventi climatici estremi e ad altri eventi catastrofici che potrebbero comprometterne la sopravvivenza. Per questo è fondamentale continuare a favorire l’espansione dell’areale e la connettività tra le diverse aree occupate. L’aumento del numero di individui, infatti, non è sufficiente a garantire la sopravvivenza a lungo termine della sottospecie: una popolazione è davvero più resiliente solo quando è anche distribuita su un territorio più ampio e meno soggetta al rischio che un singolo evento possa comprometterla. E anche su questo aspetto emergono alcuni segnali incoraggianti dal recente censimento: oggi oltre la metà dei leoni asiatici vive al di fuori dell’area protetta del Gir National Park, occupando un mosaico di foreste, aree agricole e territori, spesso condivisi anche con le comunità locali.

IL RE DELLA SAVANA
Se il recupero del leone asiatico dimostra che gli sforzi di conservazione possono invertire il declino di una specie, la situazione del leone africano resta invece preoccupante. Oggi il “re della savana” occupa appena il 10% del suo areale storico e, negli ultimi 25 anni, la sua popolazione si è ridotta di circa il 50%. La perdita e la frammentazione degli habitat, la diminuzione delle prede naturali, i conflitti con le attività umane e il bracconaggio, continuano a minacciarne la sopravvivenza. In molte aree africane, inoltre, l’espansione di insediamenti, infrastrutture e attività agricole interrompe i corridoi ecologici, isolando le popolazioni e aumentando il rischio di conflitti con gli allevatori.  Ma proteggere il leone significa proteggere molto più di una singola specie. Predatore al vertice della catena alimentare, il leone è considerato una specie ombrello, svolgendo un ruolo fondamentale nel mantenere l’equilibrio degli ecosistemi. La scomparsa del leone avrebbe infatti effetti che andrebbero ben oltre la perdita di uno degli animali più iconici del pianeta. L’assenza del principale predatore altera gli equilibri tra prede e vegetazione, innescando cambiamenti che possono ripercuotersi sull’intero ecosistema e sulla sua capacità di fornire servizi essenziali, come la disponibilità di acqua, la fertilità dei suoli e la resilienza ai cambiamenti climatici. Tutelare gli ambienti di cui ha bisogno significa conservare anche migliaia di altre specie animali e vegetali che condividono lo stesso habitat.

L’IMPEGNO DEL WWF PER PROTEGGERE IL LEONE

La conservazione del leone passa dalla protezione della specie, ma soprattutto dalla tutela degli ecosistemi di cui è parte e dalla convivenza con le comunità che condividono gli stessi territori. Per questo il WWF lavora da decenni in numerosi Paesi africani attraverso il supporto nella gestione delle aree protette e nel coinvolgimento delle popolazioni locali. Tra le priorità vi sono la protezione e il ripristino degli habitat naturali e dei corridoi ecologici, fondamentali per mantenere collegate le popolazioni di leoni e consentire agli individui di spostarsi tra aree diverse, riducendo il rischio di isolamento genetico. Parallelamente, il WWF sostiene il rafforzamento delle attività antibracconaggio e il monitoraggio delle popolazioni, contribuendo anche alla tutela delle specie preda, indispensabili per la sopravvivenza del grande felino. Un elemento chiave della conservazione del leone è la promozione della coesistenza tra persone e grandi carnivori. In molte aree africane, infatti, il WWF collabora con allevatori e comunità locali per ridurre i conflitti attraverso la realizzazione di recinti per il bestiame a prova di predatore, il monitoraggio dei leoni con radiocollari GPS e sistemi di allerta, oltre a programmi di formazione per adottare pratiche di allevamento che riducano il rischio di predazione. Dalla Namibia al Kenya, fino al grande paesaggio transfrontaliero del KAZA (Kavango-Zambezi), che interessa Angola, Botswana, Namibia, Zambia e Zimbabwe, il WWF contribuisce a mantenere connessi alcuni degli ecosistemi più importanti per il leone africano. Un lavoro di lungo periodo che dimostra come il futuro del re dipenda non solo dalla protezione degli animali, ma dalla conservazione degli habitat, dalla connettività ecologica e dalla collaborazione con le persone che vivono accanto alla fauna selvatica.

WWF

Foto: Elissa Poma – WWF

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