Recuperata e pubblicata l’opera postuma dell’ornitologo reatino Di Carlo

Categories: Attualità, Lazio

Le conoscenze storico-naturalistiche della provincia di Rieti si sono di recente arricchite di un’opera postuma ed inedita di Elio Augusto Di Carlo, illustre personaggio di spicco dell’ornitologia italiana, scomparso nel 1998 a Cantalupo in Sabina. Difatti è stato recentemente ritrovato presso l’archivio degli eredi Di Carlo un carteggio esclusivo contenente le prime bozze con degli appunti e le correzioni manoscritte da apportare alla versione finale del suo lavoro titolato Gli Uccelli dei Monti Sabini che sarebbe dovuto andare in stampa da lì a breve sulla rivista “Gli Uccelli d’Italia” se la salute dell’autore lo avesse permesso.

Il ritrovamento dell’inaspettata indagine zoologica da parte di appassionati ornitologi del WWF nel Lazio, della Stazione Romana Osservazione e Protezione Uccelli (SROPU) e della Società Italiana di Ornitologia (S.O.I.), interessati ad acquisire tutte le informazioni storiche sui Monti Sabini per arricchire le loro attuali conoscenze faunistiche su tale comprensorio, ha portato alla pubblicazione del lavoro inedito nell’ultimo numero della rivista periodica di ornitologia edita dalla S.O.I. Sebbene le ricerche e gli studi di E.A. Di Carlo abbiano riguardato molteplici regioni dell’Italia centro-meridionale, la Sabina è stata certamente l’area alla quale egli ha dedicato gran parte del suo impegno di ornitologo, di ambientalista, di profondo studioso di storia locale, oltre che professionalmente di medico.

La ricerca su Gli Uccelli dei Monti Sabini, che tratta ben 126 specie rilevate tra gli anni Quaranta e Novanta del secolo scorso, fornisce interessanti spunti di confronto tra lo status attuale dell’avifauna rispetto a quella presente circa cinquanta anni fa. Colpisce ad esempio leggere dell’incerta presenza del Falco pellegrino come nidificante; uccello che è oggi presente con diverse coppie riproduttrici a testimonianza del forte incremento che la specie ha registrato nell’ultimo ventennio in Italia. Oppure della passata presenza della Coturnice e della Starna, specie oggi purtroppo scomparse per effetto della persecuzione venatoria. Stupisce infine sapere della passata diffusione di uccelli quali la Quaglia o l’Ortolano la cui presenza lascia presupporre un paesaggio dei Monti Reatini diverso da quello che attualmente ammiriamo permettendoci di delineare, grazie al lavoro di E.A. Di Carlo, le trasformazioni socio-ambientali che negli anni lo hanno riguardato. Così nella nota Cesare Budoni, delegato WWF per il Lazio – SROPU – S.O.I.

Condividi sui tuoi social