Kiara e Gianni, due Barbagianni nati nel Parco dell’Abatino di Poggio San Lorenzo

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Le storie legate agli animali del Parco sono innumerevoli, alcune tristi e altre, per fortuna la maggior parte, allegre e a lieto fine. Ma allevare, in funzione del rilascio, dei rapaci nati in cattività da genitori ospiti permanenti del Parco, è un’eventualità poco frequente da registrare in ogni caso.

Marta Rodriguez e Lorenzo Seri, due volontari rispettivamente dei Corpi Europei di Solidarietà e del Servizio Civile Universale, insieme a tutti gli altri volontari della struttura, si sono impegnati tanto, e anche con il nostro aiuto, con tenacia, preparazione e passione, sono riusciti a svezzare e a far crescere, forti e sani, due barbagianni nati da una coppia che, una volta curati nel nostro Parco, non è stato possibile liberare in natura perché irrecuperabili al volo. Marta in particolare, sfruttando le sue conoscenze all’interno di altri CRASE (Centro Recupero Animali Selvatici ed Esotici) operanti in Spagna e con grande esperienza sui rapaci, grazie alle informazioni raccolte, è riuscita a mettere giù un piano da seguire che ha poi messo in pratica grazie all’aiuto di Lorenzo e all’assistenza fornita dal Parco.

I pulli sono stati prelevati dal nido, una settimana dopo la schiusa, appena ci si è resi conto che i genitori tralasciavano le cure parentali. In questa fase della loro vita, come si può vedere dalle foto, i pulcini sono implumi, hanno necessità di un ambiente caldo e di mangiare ogni due ore del cibo morbido (organi animali, come fegato); Marta e Lorenzo hanno di fatto sostituito i loro genitori. I nostri ragazzi sono stati bravissimi però ad evitare quel fenomeno che si chiama ‘imprinting’, la tolleranza cioè da parte dell’animale selvatico di essere avvicinato dall’umano e quindi l’abitudine e la confidenza nei suoi confronti; non hanno nulla da temere dal personale del Parco, ovviamente, ma se destinati ad essere rilasciati in natura, la diffidenza verso l’uomo è una delle condizioni importanti, insieme al buon stato di salute e alla capacità di procacciassi il cibo da soli, cosa che gli assicurerà una vita più sicura là fuori.
Facendo quindi attenzione a non maneggiare troppo i piccoli rapaci quando li imboccavano o pulivano il loro nido, in circa un mese i piccoli hanno cominciato a mangiare pezzi sempre più grossi di cibo e finalmente, un giorno, Marta e Lorenzo hanno visto che avevano espulso la loro prima borra (residuo di tutto quello che non riescono a digerire): un segnale chiaro che stava andando tutto come doveva.

Quando poi Kiara e Gianni hanno mostrato un atteggiamento non molto confidente verso chi si prendeva cura di loro, per Marta e Lorenzo, è stato un momento agrodolce, perché era sicuramente il segno che le attenzione per evitare l’imprinting avevano funzionato, ma loro si sentivano comunque i loro ‘genitori’. Hanno quindi costruito un nido più adatto per dei rapaci notturni e li hanno spostati in una voliera più ampia e, grazie all’installazione di una foto-trappola, hanno potuto osservare i movimenti notturni dei due fratelli: finalmente uscivano dal nido per cercare cibo e acqua e per provare i primi voli. Kiara e Gianni stanno rapidamente imparando a procacciarsi il cibo autonomamente; si sta quindi avvicinando sempre più il momento di lasciarli liberi nel bosco, sperando che in qualche modo possano conservare almeno il ricordo dei loro ‘genitori’ umani.

Sin dal 1995 il Parco Faunistico Piano dell’Abatino offre rifugio e cure ad animali provenienti dalle più diverse situazioni. All’iniziale attività di recupero di animali selvatici della fauna autoctona, si è aggiunta col tempo l’ospitalità ad animali esotici vittime non solo del commercio illegale di esseri viventi, ma anche di altre forme di sfruttamento. L’area, in cui sono ospitati gli animali, occupa una superficie di circa otto ettari e comprende ampi recinti e numerose voliere.

Il parco è rifugio permanente per individui selvatici in difficoltà nel loro ambiente naturale o anche perché provenienti dai laboratori di sperimentazione animalevivisezione, per gli animali feriti dai cacciatori o da altre attività umane e non più adatti ad essere reintrodotti in natura. Attualmente è la casa di circa 400 animali, ognuno con una storia da raccontare. Tra i primati troviamo macachi di Tonkeana, macachi di Java, macachi berberi, macachi rhesus, cebi e cercopitechi. In aree riscaldate specie di pappagalli ed altri uccelli abituati a climi molto caldi trovano un ambiente ideale mentre in ampie voliere fornite di specchi d’acqua trovano rifugio tartarughe, emù, anatre, oche e gabbiani che condividono senza problemi cibo e spazi.

Tra rupi scoscese e alberi della flora mediterranea come ulivi e lecci, cinghiali, asini, mufloni, caprioli, daini e cervi contemplano il bosco sottostante dove condividono il fieno e la verdura con un alpaca, Al Pacino, l’ultimo esemplare di un gruppo. Ci sono poi tanti uccelli rapaci (poiane, gheppi, falchi pellegrini, civette e barbagianni) purtroppo non più rilasciabili per danni irreversibili alle ali. Ampie voliere ospitano gli elusivi gufi reali, gli orsetti lavatori e i petauri dello zucchero.

I tanti uccelli che rimangono feriti a causa dell’attività venatoria, e i tanti mammiferi vittime delle automobili – ad es. istrici, ricci, tassi, caprioli e cervi – sono curati e, quando possibile, rilasciati, altrimenti per loro sono previsti ampi spazi dove poter condurre una vita comunque piena di significato. Il Parco non è aperto al pubblico ma promuove ed attua programmi di educazione e di sensibilizzazione, in materia di conservazione della biodiversità e di conoscenza dei processi evolutivi, fornendo informazioni sulle specie ospitate, sullo stato di conservazione dei loro habitat naturali, sui progetti effettuati o pianificati al fine di un loro reinserimento in natura. Il Parco è gestito da una Associazione di volontariato (ODV) e ogni anno accoglie ragazzi che svolgono attività di volontariato (Servizio Civile Universale e European Volontary Service).

Inoltre vi si svolgono programmi di conservazione e ricerca nel campo dell’ecologia comportamentale (Fondazione Ethoikos) con progetti gestiti di collaborazione a livello nazionale e comunitario. Pur offrendo un servizio indispensabile e accogliendo animali selvatici portati da vari Enti Pubblici, il Parco non riceve finanziamento pubblico e sopravvive grazie al contributo di Fondazioni italiane ed europee e di singoli cittadini.

Il fondatore, dottore Antonio De Marco:
Biologo, evoluzionista, già ricercatore del CNR e docente incaricato di corsi universitari di Ecologia, ha fondato e gestisce, insieme a Laura Toti, biologa e attualmente presidente dell’Associazione, il Parco Faunistico di Piano dell’Abatino, www.parcoabatino.org. Coordina attività di conservazione e di recupero di fauna in difficoltà, in collaborazione con organizzazioni pubbliche e private. Coordina attività di studio sul benessere animale e su aspetti connessi all’ecologia comportamentale e ai processi evolutivi (selezione naturale e selezione sessuale).

Parco Naturale Piano dell’Abatino

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