3 novembre 2019, 62 anni dalla morte della cagnolina Laika lanciata nello spazio

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Venerdì 3 novembre 2019, oggi non possiamo non ricordare la cagnolina Laika a 62 anni dalla sua morte. E non si può fare a meno di pensare al suo musetto, così simile a quello di tanti cagnolini che conosciamo, ai suoi occhi terrorizzati nel buio dello spazio profondo, sola in quell’immensità con il frastuono di quel razzo primitivo a lacerarle le orecchie e il rumore del suo cuore impazzito a toglierle il fiato.

Cosa avrà pensato quella cagnolina, cosi mansueta e obbediente nei confronti dell’uomo? Perchè sono qui, cosa ho fatto di male per meritare questa pena, questo esilio senza ritorno, questo viaggio della morte? Un sacrificio inutile quello di Laika, come quello di milioni di suoi simili che ancora oggi vengono immolati sull’altare della presupponenza umana, nei macelli, sui tavoli della vivisezione, negli allevamenti intensivi e ovunque ci sia prevaricazione e violenza nei confronti dei più deboli.

Laika non è una cagnolina qualunque, ma il primo essere vivente lanciato nello spazio dall’uomo.
Cinquantotto anni fa il primo terrestre che ha volato attraverso l’atmosfera e nello spazio non è stato un uomo, una donna e nemmeno una scimmia, è stato un cane, è stata lei.
La missione di Laika avviene il 3 novembre 1957, a bordo dello Sputnik 2, la capsula grande come una lavatrice che l’Urss sente la necessità di lanciare non per esplorare lo spazio, ma per affermare nuovamente il grande successo conquistato con lo Sputnik 1 e la supremazia del Paese sugli Usa.

Per quanto riguarda la scelta di Laika, invece, ben poco è stato reso noto. Ancora oggi infatti non si sa quali considerazioni abbiano spinto alla decisione di utilizzare un cane come primo passeggero a bordo di un satellite, anche se è intuibile che le dimensioni ridotte dell’animale possano aver giocato un ruolo fondamentale nella scelta. I cani sono infatti gli animali scelti nell’ambito del programma spaziale sovietico. Secondo la versione ufficiale la cagnetta Laika è una cagnolina randagia trovata a Mosca, che all’epoca doveva avere all’incirca tre anni. Sempre secondo la stessa versione Laika sarebbe stata un cane meticcio, per metà Husky e per metà Terrier, anche se non poté essere mai stabilita con certezza la razza dei suoi genitori.

Per quanto invece riguarda il metodo di selezione e i criteri con i quali si sia deciso di utilizzare proprio lei, non si è avuta mai nessuna dichiarazione ufficiale. Il presidente Krusciov il 12 ottobre 1957 annuncia la partenza dello Sputnik 2 sul quale viaggia anche Laika. Per lo Sputnik 2 i cani selezionati sono ben tre: Albina, Muschka e Laika.

Mushka serve nella fase di preparazione al lancio per testare i parametri vitali nella capsula, mentre Albina ha invece il ruolo di sostituta di Laika in caso di necessità. Tutte e tre le bestiole sono sottoposte a un duro addestramento: prima sono chiuse, per 20 giorni, in gabbie molto strette per abituarsi a spazi ridotti e poi a test ancora più invasivi. I cani soffrono molto e Laika inizia ad avere attacchi di rabbia, decisamente contro la sua natura. È un cucciolo dal carattere estremamente dolce e viene scelta anche per questo motivo.

Che Laika fosse condannata è certo già prima della partenza, perché lo Sputnik 2, privo di scudo termico, non poteva rientrare nell’atmosfera senza bruciare, inoltre le batterie di bordo che permettono la vita dell’animale sono programmate per durare soltanto sei giorni. Perciò, per evitare alla cagnetta un’atroce agonia, è prevista la somministrazione, entro una settimana, di una pasta avvelenata, che in teoria avrebbe soppresso la cagnolina “senza farla soffrire”. È naturale chiedersi perché Mosca ha lanciato Laika in queste condizioni, visto che la morte della cagnetta avrebbe attutito l’effetto propagandistico dell’operazione. L’Urss ha in cantiere due satelliti più sofisticati dello Sputnik 2, basta solo aspettare.

Ma è alle porte il quarantesimo anniversario della rivoluzione di ottobre, e in clima di guerra fredda il Cremlino vuole celebrarlo dimostrando al mondo la superiorità sull’America in campo spaziale, a costo di lanciare un satellite approssimativo, privo di scudo termico e dotato di veleno.

Dopo Laika sono stati lanciati intorno alla Terra 44 animali, tutti in contemporanea: due cagnette. due topi e 40 ratti. L’eterogeneo equipaggio è a bordo dello Sputnik 5, partito da il 19 agosto 1960 e rientrato a terra dopo un giorno con tutti i suoi animali sani e salvi. Una delle due cagnette somiglia in modo impressionante a Laika, vittima innocente di una guerra fredda combattuta anche a suon di inutili azzardi spaziali.

Laika che diventata famosa dopo la sua morte avrebbe sicuramente preferito continuare a rincorrere gatti e ciclisti per le strade di Mosca se avesse potuto decidere, ma da quando è stata scelta per quella missione non è più stata un cane qualsiasi. E’ diventata un soldato, una bandiera, un urlo di battaglia senza pensare che lo sguardo tristissimo di quella creatura innocente mandata a morire è stato peggio di mille sconfitte.

Laika, la bastardina arruolata dagli accalappiacani nei vicoli di Mosca per essere la prima creatura vivente spedita in orbita, non è deceduta di morte indolore nello spazio dopo una settimana di orbite, ma di una morte orrenda e struggente, inscatolata nel minuscolo Sputnik, poche ore dopo il lancio. Chiunque conosca un cane e abbia visto gli occhi di Laika mentre la chiudevano dentro la sua angusta gabbia sa che quella cagnetta è morta di paura, terrorizzata e sola. Il suo cuore di cane prese a battere irregolarmente, fibrillando quando l’assenza di peso rallentò di colpo le pulsazioni e alla quarta orbita, dopo 5 ore di tormento, il tracciato divenne misericordiosamente piatto.

Laika è morta sognando i vicoli di Mosca, il branco dei randagi e i gatti che non avrebbe più rincorso, sognando le carezze di quegli uomini ai quali si era sicuramente affezionata, senza sapere quello che loro stavano preparando per lei. Il funerale di Laika è stato lungo, come le ore della sua agonia. E’ andato avanti per 6 mesi e 2.570 orbite, mentre il Cremlino parlava sulla sua sopravvivenza nello spazio indicata in oltre quattro giorni e l’America rincorreva con missili che esplodevano dopo il lancio e scimpanzé africani che stava addestrando per inseguire i cani russi.

E’ stata cremata l’8 aprile del 1958, quando lo Spuntik 2 ha perso velocità ed è rientrato nell’atmosfera, consumandosi in un ultimo piccolo falò delle vanità ideologiche e della crudeltà umana.

Quanta triste pochezza nell’essere umano, quanta superficialità in questa rincorsa del successo, della supremazia a tutti i costi, ottenuta calpestando i diritti dei più deboli e indifesi. Come dobbiamo sembrare ridicoli a Laika che ci guarda da lassù nella nostra frenetica corsa verso il progresso! Una corsa che ha portato l’uomo a snaturarsi sempre di più facendo dell’ideologia del dominio il suo unico credo.

Il dominio che l’uomo esercita a tutti i livelli del nostro vivere sociale, a partire da quello più evidente ma tanto difficile da mettere a fuoco per la maggior parte di noi, il livello del rapporto uomo animale. Potremmo essere veramente artefici di un cambiamento solo quando prenderemo atto che la schiavitu’, il razzismo, il sessismo, l’omofobia, la ghettizzazione di ogni devianza hanno la loro matrice nelle pratiche dello sfruttamento animale.

La liberazione dell’essere umano passa necessariamente per quella degli animali di cui è conseguenza diretta. Quando aboliremo i macelli spariranno i campi di sterminio, abrogando la domesticazione coatta negli allevamenti perderà di senso anche la schiavitù, eliminando la sperimentazione animale cadranno le basi per la legittimazione della tortura.

E allora forse Laika, guardandoci dal cielo, penserà che il suo martirio non è stato vano e la sua stella splenderààdi più.

Raffaella Cuomo – Foto: web

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